Gioventù Francescana del Sannio e dell'Irpinia

                                                                    Assistenza Frati Minori


 


Preghiera


SANTA ROSA DA VITERBO

Patrona della Gioventù Francescana

4 SETTEMBRE

 

La storia e la vita di Santa Rosa da Viterbo

Rosa nasce a Viterbo nell’anno 1233. Il contesto storico entro cui la giovane Santa opera vede l’Imperatore Federico II impegnato ad ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato della Chiesa; così in quel periodo le strade della città si prestano da scenario a cruenti combattimenti tra fazioni rivali (guelfi e ghibellini), con assedi, eserciti e trattati di pace non rispettati.

I genitori di Rosa, Caterina e Giovanni, hanno modeste origini ed educano la bambina nell’amore e nel rispetto di Dio, seguendo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi. La casa dove vive la giovane Santa con i propri genitori è situata vicino al Monastero delle Clarisse, dove Rosa cerca di entrare; ma, provenendo da una famiglia povera, questo le viene negato. Decide, allora, di operare tra le vie di Viterbo come terziaria francescana, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri ed i malati.

Rosa professa apertamente la pace girando per le vie della città, con il Crocifisso e con altri segni di pietà. Questo suo modo di predicare, in un tempo in cui imperversano aspre lotte fra opposte fazioni politiche, divide gli animi dei cittadini, così l’Imperatore decide di bandirla con tutta la sua famiglia. Rosa durante l'esilio, vive prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano, e rientra a Viterbo solo dopo la morte di Federico II (1250).

Rosa nasce con una rarissima e grave malformazione fisica, oggi denominata “agenesia totale dello sterno”, che di solito porta il soggetto ad una morte precoce, entro i primi tre anni di vita, in quanto lo scheletro non riesce a sostenere il corpo. La giovane Santa, invece, muore nel 1251, all’età di 18 anni.

Viene sepolta nella nuda terra del cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio, detta oggi Crocetta. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla Sua tomba per pregare: guarigioni da cecità, da cadute, da malattie gravi. Nel 1252, dopo circa 18 mesi dalla Sua morte, visto il notevole afflusso di gente sulla Sua povera tomba ed il clamore sempre più crescente per i prodigi ed i miracoli ottenuti dai fedeli, le Autorità Cittadine ed il Clero chiedono al Papa, Innocenzo IV, di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa. Il Pontefice acconsente ed ordina la riesumazione del corpo, disponendone la preventiva e canonica ispezione, secondo gli usi del tempo: il Corpo della Santa appare miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali era stata inghirlandata alla sua morte, fresche e profumate. Viene allora deciso di darle più onorata sepoltura all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio.

Sette anni dopo, papa Alessandro IV ordina la riesumazione del corpo, che viene trovato integro e condotto con tutti gli onori per le vie di Viterbo da quattro alti dignitari ecclesiastici, seguiti dallo stesso Papa, per essere infine riposto in un’urna nel monastero di San Damiano, l’odierno Monastero di Santa Rosa. Qui, oggi, dopo più di 750 anni dalla Sua morte, è possibile vederLa, perché il suo prezioso Corpo rimane tutt’ora incorrotto.

Dalle biografie di Santa Rosa da Viterbo

Trascorsero gli anni. Rosa cresceva in sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini, ma il misterioso disegno divino stava per compiersi. Raggiunti i diciassette anni, cadde malata, tanto gravemente che si temeva per la sua vita. La notte tra il 23 e il 24 giugno del 1250 Rosa si alzò a sedere sul letto e parlava, assorta in una luce abbagliante: “Chi siete bella Signora? Che volete da me?”. Ed ecco la risposta: “Io sono la Madre di Dio, sono venuta a guarirti, perché si compia in te il progetto di Dio. Quando sarà il giorno ti ornerai di gioielli, indosserai abiti da sposa e così vestita pellegrinerai alla chiesa di S. Giovanni, poi quella di S. Francesco ed infine nella tua chiesa parrocchiale di S. Maria in Poggio. Là assisterai alla celebrazione eucaristica e durante la celebrazione indosserai l’abito del terzo ordine della penitenza, con una corda, ti taglierai i capelli, rinuncerai al mondo ed alla tua volontà; così vestita e velata prenderai il crocefisso e percorrerai le strade della città esortando tutti a ritornare al Signore loro Dio. Non temere perché il Signore è con te”. La visione scomparve, Rosa era guarita, ma quella missione che le era stata affidata era troppo grande per lei; la sua umanità ebbe un attimo di sgomento, ma nel suo cuore risuonò una voce che la rassicurò: “Non dire sono giovane, ma va da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che ti ordinerò. Non temerli perché io sono con te per proteggerti ecco metto le mie parole sulla tua bocca, non avere pura! Ecco io faccio dite come una fortezza, come un muro di bronzo. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti. Sei mia per sempre”.

 

Preghiera a Santa Rosa da Viterbo

O Dio,
sorgente viva di giovinezza perenne,
noi ti diciamo grazie
per i doni di luce e di amore
che hai seminato nella vita
di Santa Rosa,
splendido fiore della Città di Viterbo.
L’incanto puro dell’età
e l’ardore intenso del suo giovane cuore
sono un tesoro prezioso
che affascina tutti, piccoli e grandi,
e diventa impegno
per chi vuole vivere, amare, sperare.
Piccola-grande Santa Rosa,
lungo la scia profumata
della tua vita esemplare
vogliamo camminare anche noi:
accompagna tu i nostri passi
per un itinerario coerente
di fede, di solidarietà, di pace. Amen

(† Lorenzo Chiarinelli, Vescovo di Viterbo)

 

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Vespri Santa rosa da Viterbo

 


SANT'ANTONIO DI PADOVA

SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA

13 GIUGNO

S. Antonio nacque a Lisbona, in Portogallo, il 15 agosto del 1195, da Martino di Buglione e Maria de Taveira, che gli diedero il nome di Fernando. La tradizione vuole che lo stesso giorno della nascita, festa dell’Assunta, la madre lo abbia consacrato e offerto alla Vergine Santissima.

Entrato giovanetto tra i Canonici Regolari di Sant'Agostino, dopo l'ordinazione sacerdotale, rimase affascinato dall’ideale francescano, per aver visto i corpi dei primi cinque martiri francescani del Marocco.

Desiderando anche lui predicare la fede ai popoli dell'Africa e trovarvi il martirio, abbracciò l'Ordine dei Frati Minori, assumendo il nome di frate Antonio, e partì missionario tra gli islamiti del Nord-Africa. Ma fu colpito da una brutta malattia e la nave del ritorno, costretta da una improvvisa burrasca, dovette approdare in Sicilia.

Allora Antonio si mise a percorrere l’Italia meridionale, predicando, fino ad Assisi. Qui partecipò al Capitolo della Pentecoste del 1221, radunato dal Serafico Padre e passato alla storia come il Capitolo delle Stuoie e al quale parteciparono ben cinquemila frati provenienti da tutta l’Europa.

Dopo un periodo di solitudine a Monte Paolo in Romagna, furono manifestate da Dio le sue doti eccezionali: ebbe l'ufficio della predicazione e dell'insegnamento, divenendo il primo «maestro di teologia» dell'Ordine dei Frati Minori. Percorse infaticabile l'Italia e la Francia meridionale, convertendo molti eretici, difendendo gli oppressi, soccorrendo i miseri, mentre il Signore confermava il suo apostolato con i prodigi.

Passò l'ultimo periodo della sua vita a Padova, dove predicò la quaresima del 1231, la quale segna il vertice della sua predicazione, non solo per il numero di ascoltatori quanto per la predominanza delle istanze sociali.

Stremato di forze, morì ad Arcella, vicino Padova, a 36 anni di età, il venerdì 13 giugno 1231. È chiamato il “Santo dei miracoli”, il “Santo di tutto il mondo”.

Gregorio IX, che lo aveva sentito predicare e aveva avuto modo di parlare con lui, lo proclamò Santo il 30 maggio 1232, ad appena un anno dalla morte, definendolo “Arca del Testamento” e “Scrigno delle Sacre Scritture”.

Pio XII, il 16 gennaio 1946, lo proclamò Dottore della Chiesa, conferendogli il titolo di “Dottore evangelico”, appunto per l’abbondante profusione dei testi biblici di cui è rimasta testimonianza nei suoi scritti e nelle sue prediche.

La grandiosa Basilica eretta a Padova sulla sua tomba è meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, e centro di preghiera e di spiritualità.

PRATICA. - Mentre ammiriamo il Santo, cerchiamo di imitarlo nella corrispondenza alla divina grazia, nel disprezzo delle cose terrene e nell'amore dei beni celesti.

PREGHIERA. – O Dio onnipotente ed eterno, che in Sant’Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicatore e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa’ che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore. Amen

A cura di P. Vito Mercogliano


Quaresima 2009

RITIRO SPIRITUALE  provinciale


20 dicembre 2008

RITIRO SPIRITUALE  provinciale

Carissimi,iniziando il cammino dell’Avvento, sentiamo la gioia dell’attesa e riviviamo l’impegno della vigilanza. Il Natale di Gesù era, per Francesco d’Assisi, la “festa delle feste”, e perciò vogliamo prepararci bene a viverlo in pienezza. Così vi invitiamo fortemente a partecipare al prossimo RITIRO SPIRITUALE PROVINCIALE, organizzato in collaborazione col Centro Provinciale Vocazioni OFM, che si terrà

sabato 20 dicembre 2008, a San Giorgio del Sannio (BN), presso il Convento “SS.ma Annunziata”.


17 Novembre

SANT'ELISABETTA D'UNGHERIA

Patrona dell'OFS

Figlia, Sposa, Madre e Vedova esemplare

1207-1231

LA FIGLIA. Elisabetta, nata a Bratislava nel 1207, era figlia di Andrea II re d’Ungheria (1205-1235) e di sua moglie Gertrude. A quattro anni circa, il padre la fece fidanzare con Luigi, il figlio maggiore di Ermanno I, langravio della Turingia (in Germania), e la mandò a vivere alla corte di Wartburg, affinché ricevesse un’educazione adeguata. Qui fu trattata in modo scortese da quanti ne invidiavano la bellezza, la bontà, la generosità e la cordialità. In tutto questo però crebbe l’affetto di Luigi, che si trasformò in vero amore quando la fanciulla divenne adulta.

LA SPOSA E LA MADRE. Nel 1221, Luigi, compiuti ventuno anni e assunta la carica di langravio al posto del padre, la sposò, quando Elisabetta aveva soltanto quattordici anni di età. Luigi aveva molte qualità pari a quelle della moglie, e il loro breve matrimonio fu incredibilmente felice. Ebbero tre figli: Ermanno, che morì a diciannove anni, Sofia, che sposò il duca di Brabante, e la Beata Gertrude (13 ago.), che divenne badessa ad Altenburg.

Luigi accettò in pieno il bisogno di Elisabetta di condurre una vita semplice e austera, e non cercò mai di ostacolare i suoi lunghi periodi di preghiera o le sue opere di carità. Al riguardo ci sono due bellissimi episodi. Il primo si riferisce a quando Elisabetta fece distribuire tutto il grano che possedeva alle persone colpite dalla tremenda carestia del 1225: a quelli che si lamentavano con lui della straordinaria generosità della moglie, lui rispondeva: «Per quanto riguarda le sue opere di carità, ci porteranno la benedizione divina». Il secondo si riferisce a quando Elisabetta fece distendere un lebbroso morente nel letto coniugale: quando Luigi apprese la notizia, corse nella stanza e strappò via le coperte, «ma in quell’istante Dio onnipotente gli aprì gli occhi dell’anima e invece del lebbroso vide l’immagine di Cristo crocifisso disteso sul letto».

LA VEDOVA. Nel 1227, Luigi partì per la Puglia per raggiungere l’imperatore Federico II, che stava organizzando una nuova crociata; ma non raggiunse mai la Terra Santa, poiché contrasse la peste a Otranto, e morì il giorno 11 settembre. La notizia raggiunse Wartburg in ottobre. A Elisabetta si spezzò letteralmente il cuore, e gridò: «Il mondo è morto per me, e così ogni sua gioia».

In seguito, movimenti e interessi di successione, la costrinsero a lasciare Wartburg, insieme ai figli, in quello stesso inverno; accolti prima dalla zia Matilda, badessa a Kitzingen, e poi dallo zio Echemberto, vescovo a Bamberga, rifiutò sia la proposta di risposarsi sia quella di ritornare alla corte paterna in Ungheria.

LA TERZIARIA FRANCESCANA. Dopo la solenne sepoltura di Luigi, venerato come Santo in Germania (11 settembre), e dopo aver sistemato la sua famiglia, Elisabetta entrò nella chiesa francescana di Eisenach, e il Venerdì Santo del 1228 ricevette l’abito e la cintura del Terz’ordine di S. Francesco.

Successivamente si sistemò in una casupola che si fece costruire appositamente, con annesso un ospizio per i malati, i poveri e gli anziani, per dedicarsi totalmente alla loro assistenza.

Pur essendo una donna dedita a molte attività, fu una donna molto contemplativa: “Quando usciva dalla sua preghiera privata, emanava dal volto un mirabile splendore e dai suoi occhi uscivano come dei raggi di sole”.

Aveva ventiquattro anni, al momento della morte, avvenuta la sera del 17 novembre 1231. E prima della morte dispose che quanto sembrava sua proprietà era tutto dei poveri, eccetto una tunica di nessun valore di cui era rivestita, e nella quale volle essere seppellita.

Sepolta nella cappella dell’ospizio, fu canonizzata solo quattro anni dopo da papa Gregorio IX, il 27 maggio 1235.

L’ICONOGRAFIA. Le raffigurazioni ce la presentano nel duplice aspetto che ne caratterizzarono l’esistenza terrena: la sua origine principesca e la sua vocazione francescana e operatrice di carità:

1) Con una triplice corona, di cui una sulla testa (riferimento alla sua origine regale) e le altre due posate su un libro che tiene nelle mani (riferimento alle virtù della pietà e della continenza).

2) Con le rose in un lembo delle vesti, a ricordo del celebre miracolo dei cibi cambiati in rose.

3) In atto di esercitare opere caritative (dare un vestito o una moneta, curare gli ammalati).

4) In vesti di umile terziaria francescana.

PATRONA DELLE OPERE CARITATIVE. Definita “Consolatrice dei poveri”, “Appagamento degli affamati”, “Santa della carità”, “Seconda Chiara”, da subito dopo la morte, sorsero ovunque numerosi Ospizi sotto il suo patronato (in Germania, le Elisabettine, le donne che si dedicavano alla cura degli ammalati) e sorsero anche numerose Congregazioni religiose (Terziarie Francescane) dedite alla contemplazione e alla cura di ragazze bisognose. Una ne sorse anche ad Airola, nel 1625, passata sotto la Regola di S. Chiara (Clarisse) soltanto nel 1932 e sotto la giurisdizione del Ministro Provinciale dei Frati Minori di Benevento solo verso il 1958. Patrona di tutte le Opere Caritative Cattoliche, è invocata contro la tigna e come protettrice dei panettieri.

PATRONA DEL TERZ’ORDINE FRANCESCANO. Attratta sin da giovanissima dalla esemplarità di vita evangelica dei primi frati di San Francesco, li aveva accolti come direttori spirituali della cappella del palazzo e aveva imitato a tal punto la loro esemplarità che San Francesco, venutolo a sapere, le aveva inviato il suo mantello: si era verso il 1220, appena agli inizi del Terz’Ordine Francescano!


Spirito di Assisi 2008

Il pontificato di Giovanni Paolo II ha segnato le rotte, appianato le strade. Nonostante tutte le difficoltà, si sono prodotti segni di speranza per la Chiesa universale e per tutta l’umanità. Come non ricordare, infatti, l’ecumenismo e l’avvicinamento che egli ha cercato incessantemente di raggiungere tra cristiani e non cristiani, con uno spirito veramente fraterno e di solidarietà. Ha ancora grande risonanza l’Incontro Ecumenico svoltosi ad Assisi il 27 ottobre 1986, in occasione della Giornata di Preghiera per la Pace, dove si riunirono tutte le confessioni, per condividere la fratellanza in Dio di tutta la grande famiglia umana. Esso fu un vero atto di fede. In risposta all’invito delle Nazioni Unite in merito alla dichiarazione del 1986 come Anno di Pace, il Santo Padre espresse la convinzione che nessun cristiano, né essere umano che crede in Dio può rimanere indifferente di fronte al problema della pace che ci tocca così da vicino. Il Papa, convinto dell’efficacia della preghiera nel cammino della pace, invitò non solo tutti i cristiani, ma anche i leader religiosi delle altre religioni.

Benedetto XVI nel messaggio, inviato all’incontro interreligioso per la pace di Assisi del settembre 2006, ha scritto: “L’iniziativa promossa vent’anni or sono da Giovanni Paolo II assume il carattere di una puntuale profezia”. Sosteniamo e diffondiamo, allora, quell’invito di Giovanni Paolo II, al termine della storica Giornata di Preghiera del 27 ottobre 1986: “Continuiamo a diffondere il messaggio della Pace e a vivere lo spirito di Assisi”.

Vi aspettiamo domenica 26 ottobre alle ore 17.30 presso il Monastero “Regina Coeli” di Airola (BN) per fare memoria di questo evento e per vivere insieme un incontro di preghiera che ci invita all’ascolto della Parola di Dio e all’Adorazione Eucaristica quali “scuola di pace”. Sia questa l’occasione per una conoscenza più approfondita e per un dialogo più proficuo nel comune intento della costruzione della pace.

 


FESTA DI SAN FRANCESCO

"... il fratello di Assisi, seduto sopra un asinello, si staccò da terra
e cominciò a scalare i cieli. La porta grande del paradiso era stata
aperta come nelle grandi solennità. Il povero di Dio portava con sé in
paradiso tutta la creazione" (Ignacio Larranaga).

Col cuore pieno di gioia, per la FESTA del nostro SAN FRANCESCO, auguro
a tutti di imparare da lui, sempre meglio, la "perfetta umiltà", la
"perfetta letizia" e la "perfetta carità", per possedere fin da ora il
paradiso che ci è promesso...

Un abbraccio fraterno! Tony - presidente prov.le Gifra sannito-irpina

 

Scarica le proposte della commissione nazionale preghiera per la festa di S. Francesco

Celebrazione del Transito

Spunti per la Celebrazione Eucaristica

 


Mercoledì, 17 settembre

IMPRESSIONE DELLE STIMMATE DI SAN FRANCESCO

Il Serafico Padre S. Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita. Nel settembre del 1224, mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione. Benedetto XI concesse all'Ordine Francescano di celebrare annualmente il ricordo.

Quest’amore infiammato e l’incessante memoria della passione di Cristo, che celava in cuore, volle il Signore mostrarli a tutto il mondo per mezzo della stupenda prerogativa d’un privilegio eccezionale, con cui lo decorò mentre era ancor vivente nella carne.

          Un mattino egli si sentì rapito in alto, verso Dio, da ardenti desideri serafici, mentre una tenera compassione lo trasformava in Colui che, per eccesso di amore, volle essere crocifisso .

          Si era verso la festa dell'Esaltazione della croce, due anni prima della sua morte. A Francesco, immerso nell’orazione su un versante del monte della Verna, apparve un serafino: aveva sei ali e tra le ali emergeva la figura di un uomo bellissimo, crocifisso, le cui mani e piedi erano stesi in croce, e i tratti di lui erano chiaramente quelli di Gesù Cristo. Con due ali velava il capo, due scendevano a coprire il corpo, due si tendevano al volto.

          Quando la visione scomparve, l'anima di Francesco rimase arroventata d'amore, e nelle sue carni si erano prodotte le stimmate del Signore Gesù Cristo. Lìuomo di Dio cercava di nasconderle quanto più poteva, fino alla sua morte, non volendo propalare il segreto del Signore. Ma non arrivò a celare il prodigio totalmente, ché fu scoperto almeno dai compagni viventi in intimità con lui.

(Leggenda dei tre compagni Cap. XVIII, 69)

San Francesco scrisse così, di sua mano, queste Laudi, rendendo grazie al Signore per il beneficio a lui concesso.

LODI DI DIO ALTISSIMO

 

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.

Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,

Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.

Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,

Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero.

Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,

Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,

Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.

Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia,

Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.

Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,

Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.

Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.

Tu sei tutta la nostra dolcezza,

Tu sei la nostra vita eterna,

grande e ammirabile Signore,

Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

 

Per Amor dell’Amor mio – Veglia di Preghiera

preparata dalla Commissione

Nazionale per la Preghiera e liturgia

 


 

Di seguito trovate alcuni momenti di preghiera e suggerimenti a cura della commissione provinciale liturgia

Adorazione Eucaristica

Festa provinciale Gifra

Circello 02-06-2008 

 


 

 


 

 

 

 

Gioventù Francescana del Sannio e dell'irpinia © 2008