Preghiera
20 dicembre 2008
RITIRO SPIRITUALE provinciale

Carissimi,iniziando il cammino dell’Avvento, sentiamo la gioia
dell’attesa e riviviamo l’impegno della vigilanza. Il Natale di Gesù
era, per Francesco d’Assisi, la “festa delle feste”, e perciò vogliamo
prepararci bene a viverlo in pienezza. Così vi invitiamo fortemente a
partecipare al prossimo RITIRO SPIRITUALE PROVINCIALE, organizzato in
collaborazione col Centro Provinciale Vocazioni OFM, che si terrà
sabato 20 dicembre 2008, a San Giorgio del Sannio (BN), presso il
Convento “SS.ma Annunziata”.
17 Novembre
SANT'ELISABETTA D'UNGHERIA
Patrona dell'OFS

Figlia, Sposa, Madre e Vedova esemplare
1207-1231
LA FIGLIA.
Elisabetta, nata a Bratislava nel 1207, era figlia di Andrea II re
d’Ungheria (1205-1235) e di sua moglie Gertrude. A quattro anni circa,
il padre la fece fidanzare con Luigi, il figlio maggiore di Ermanno I,
langravio della Turingia (in Germania), e la mandò a vivere alla corte
di Wartburg, affinché ricevesse un’educazione adeguata. Qui fu trattata
in modo scortese da quanti ne invidiavano la bellezza, la bontà, la
generosità e la cordialità. In tutto questo però crebbe l’affetto di
Luigi, che si trasformò in vero amore quando la fanciulla divenne
adulta.
LA SPOSA E LA
MADRE. Nel 1221, Luigi, compiuti ventuno anni e assunta la carica di
langravio al posto del padre, la sposò, quando Elisabetta aveva soltanto
quattordici anni di età. Luigi aveva molte qualità pari a quelle della
moglie, e il loro breve matrimonio fu incredibilmente felice. Ebbero tre
figli: Ermanno, che morì a diciannove anni, Sofia, che sposò il duca di
Brabante, e la Beata Gertrude (13 ago.), che divenne badessa ad
Altenburg.
Luigi accettò in pieno il bisogno di Elisabetta di
condurre una vita semplice e austera, e non cercò mai di ostacolare i
suoi lunghi periodi di preghiera o le sue opere di carità. Al riguardo
ci sono due bellissimi episodi. Il primo si riferisce a quando
Elisabetta fece distribuire tutto il grano che possedeva alle persone
colpite dalla tremenda carestia del 1225: a quelli che si lamentavano
con lui della straordinaria generosità della moglie, lui rispondeva:
«Per quanto riguarda le sue opere di carità, ci porteranno la
benedizione divina». Il secondo si riferisce a quando Elisabetta fece
distendere un lebbroso morente nel letto coniugale: quando Luigi apprese
la notizia, corse nella stanza e strappò via le coperte, «ma in
quell’istante Dio onnipotente gli aprì gli occhi dell’anima e invece del
lebbroso vide l’immagine di Cristo crocifisso disteso sul letto».
LA VEDOVA.
Nel 1227, Luigi partì per la Puglia per raggiungere l’imperatore
Federico II, che stava organizzando una nuova crociata; ma non raggiunse
mai la Terra Santa, poiché contrasse la peste a Otranto, e morì il
giorno 11 settembre. La notizia raggiunse Wartburg in ottobre. A
Elisabetta si spezzò letteralmente il cuore, e gridò: «Il mondo è morto
per me, e così ogni sua gioia».
In seguito, movimenti e interessi di successione,
la costrinsero a lasciare Wartburg, insieme ai figli, in quello stesso
inverno; accolti prima dalla zia Matilda, badessa a Kitzingen, e poi
dallo zio Echemberto, vescovo a Bamberga, rifiutò sia la proposta di
risposarsi sia quella di ritornare alla corte paterna in Ungheria.
LA TERZIARIA
FRANCESCANA. Dopo la solenne sepoltura di Luigi, venerato come Santo
in Germania (11 settembre), e dopo aver sistemato la sua famiglia,
Elisabetta entrò nella chiesa francescana di Eisenach, e il Venerdì
Santo del 1228 ricevette l’abito e la cintura del Terz’ordine di S.
Francesco.
Successivamente si sistemò in una casupola che si
fece costruire appositamente, con annesso un ospizio per i malati, i
poveri e gli anziani, per dedicarsi totalmente alla loro assistenza.
Pur essendo una donna dedita a molte attività, fu
una donna molto contemplativa: “Quando usciva dalla sua preghiera
privata, emanava dal volto un mirabile splendore e dai suoi occhi
uscivano come dei raggi di sole”.
Aveva ventiquattro anni, al momento della morte,
avvenuta la sera del 17 novembre 1231. E prima della morte dispose che
quanto sembrava sua proprietà era tutto dei poveri, eccetto una tunica
di nessun valore di cui era rivestita, e nella quale volle essere
seppellita.
Sepolta nella cappella dell’ospizio, fu
canonizzata solo quattro anni dopo da papa Gregorio IX, il 27 maggio
1235.
L’ICONOGRAFIA.
Le raffigurazioni ce la presentano nel duplice aspetto che ne
caratterizzarono l’esistenza terrena: la sua origine principesca e la
sua vocazione francescana e operatrice di carità:
1) Con una triplice corona, di cui una sulla testa
(riferimento alla sua origine regale) e le altre due posate su un libro
che tiene nelle mani (riferimento alle virtù della pietà e della
continenza).
2) Con le rose in un lembo delle vesti, a ricordo
del celebre miracolo dei cibi cambiati in rose.
3) In atto di esercitare opere caritative (dare un
vestito o una moneta, curare gli ammalati).
4) In vesti di
umile terziaria francescana.
PATRONA DELLE
OPERE CARITATIVE. Definita “Consolatrice dei poveri”, “Appagamento
degli affamati”, “Santa della carità”, “Seconda Chiara”, da subito dopo
la morte, sorsero ovunque numerosi Ospizi sotto il suo patronato (in
Germania, le Elisabettine, le donne che si dedicavano alla cura degli
ammalati) e sorsero anche numerose Congregazioni religiose (Terziarie
Francescane) dedite alla contemplazione e alla cura di ragazze
bisognose. Una ne sorse anche ad Airola, nel 1625, passata sotto la
Regola di S. Chiara (Clarisse) soltanto nel 1932 e sotto la
giurisdizione del Ministro Provinciale dei Frati Minori di Benevento
solo verso il 1958. Patrona di tutte le Opere Caritative Cattoliche, è
invocata contro la tigna e come protettrice dei panettieri.
PATRONA DEL
TERZ’ORDINE FRANCESCANO. Attratta sin da giovanissima dalla
esemplarità di vita evangelica dei primi frati di San Francesco, li
aveva accolti come direttori spirituali della cappella del palazzo e
aveva imitato a tal punto la loro esemplarità che San Francesco,
venutolo a sapere, le aveva inviato il suo mantello: si era verso il
1220, appena agli inizi del Terz’Ordine Francescano!
Spirito di Assisi 2008

Il pontificato di
Giovanni Paolo II ha segnato le rotte, appianato le strade. Nonostante
tutte le difficoltà, si sono prodotti segni di speranza per la Chiesa
universale e per tutta l’umanità. Come non ricordare, infatti,
l’ecumenismo e l’avvicinamento che egli ha cercato incessantemente di
raggiungere tra cristiani e non cristiani, con uno spirito veramente
fraterno e di solidarietà. Ha ancora grande risonanza l’Incontro
Ecumenico svoltosi ad Assisi il 27 ottobre 1986, in
occasione della Giornata di Preghiera per la Pace, dove si
riunirono tutte le confessioni, per condividere la fratellanza in Dio di
tutta la grande famiglia umana. Esso fu un vero atto di fede. In
risposta all’invito delle Nazioni Unite in merito alla dichiarazione del
1986 come Anno di Pace, il Santo Padre espresse la convinzione che
nessun cristiano, né essere umano che crede in Dio può rimanere
indifferente di fronte al problema della pace che ci tocca così da
vicino. Il Papa, convinto dell’efficacia della preghiera nel cammino
della pace, invitò non solo tutti i cristiani, ma anche i leader
religiosi delle altre religioni.
Benedetto XVI nel
messaggio, inviato all’incontro interreligioso per la pace di Assisi del
settembre 2006, ha scritto: “L’iniziativa promossa vent’anni or sono
da Giovanni Paolo II assume il carattere di una puntuale profezia”.
Sosteniamo e diffondiamo, allora, quell’invito di Giovanni Paolo II, al
termine della storica Giornata di Preghiera del 27 ottobre 1986:
“Continuiamo a diffondere il messaggio della Pace e a vivere lo spirito
di Assisi”.
Vi aspettiamo domenica 26 ottobre alle
ore 17.30 presso il Monastero “Regina Coeli” di Airola (BN) per
fare memoria di questo evento e per vivere insieme un incontro di
preghiera che ci invita all’ascolto della Parola di Dio e
all’Adorazione Eucaristica quali “scuola di pace”. Sia questa
l’occasione per una conoscenza più approfondita e per un dialogo più
proficuo nel comune intento della costruzione della pace.
FESTA DI SAN FRANCESCO

"... il fratello di Assisi, seduto
sopra un asinello, si staccò da terra
e cominciò a scalare i cieli. La porta grande del paradiso era stata
aperta come nelle grandi solennità. Il povero di Dio portava con sé in
paradiso tutta la creazione" (Ignacio Larranaga).
Col cuore pieno di gioia, per la FESTA del nostro SAN FRANCESCO, auguro
a tutti di imparare da lui, sempre meglio, la "perfetta umiltà", la
"perfetta letizia" e la "perfetta carità", per possedere fin da ora il
paradiso che ci è promesso...
Un abbraccio fraterno! Tony - presidente prov.le Gifra sannito-irpina
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Scarica le
proposte della commissione nazionale preghiera per la festa
di S. Francesco |
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Celebrazione del
Transito |
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Spunti per la
Celebrazione Eucaristica |
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Mercoledì, 17 settembre
IMPRESSIONE DELLE STIMMATE DI SAN FRANCESCO
Il Serafico Padre S.
Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a
Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita.
Nel settembre del 1224, mentre sul monte della Verna era immerso nella
meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse
nel corpo le Stimmate della sua Passione. Benedetto XI concesse
all'Ordine Francescano di celebrare annualmente il ricordo.
Quest’amore infiammato e
l’incessante memoria della passione di Cristo, che celava in cuore,
volle il Signore mostrarli a tutto il mondo per mezzo della stupenda
prerogativa d’un privilegio eccezionale, con cui lo decorò mentre era
ancor vivente nella carne.
Un mattino egli
si sentì rapito in alto, verso Dio, da ardenti desideri serafici, mentre
una tenera compassione lo trasformava in Colui che, per eccesso di
amore, volle essere crocifisso .
Si era verso la
festa dell'Esaltazione della croce, due anni prima della sua morte. A
Francesco, immerso nell’orazione su un versante del monte della Verna,
apparve un serafino: aveva sei ali e tra le ali emergeva la figura di un
uomo bellissimo, crocifisso, le cui mani e piedi erano stesi in croce, e
i tratti di lui erano chiaramente quelli di Gesù Cristo. Con due ali
velava il capo, due scendevano a coprire il corpo, due si tendevano al
volto.
Quando la
visione scomparve, l'anima di Francesco rimase arroventata d'amore, e
nelle sue carni si erano prodotte le stimmate del Signore Gesù Cristo.
Lìuomo di Dio cercava di nasconderle quanto più poteva, fino alla sua
morte, non volendo propalare il segreto del Signore. Ma non arrivò a
celare il prodigio totalmente, ché fu scoperto almeno dai compagni
viventi in intimità con lui.
(Leggenda dei tre
compagni Cap. XVIII, 69)
San
Francesco scrisse così, di sua mano, queste Laudi, rendendo grazie al
Signore per il beneficio a lui concesso.
LODI DI DIO ALTISSIMO
Tu sei santo, Signore,
solo Dio, che operi cose meravigliose.
Tu sei forte, Tu sei
grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu,
Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno,
Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene,
il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu
sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei
pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei
mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei
quiete.
Tu sei gaudio e letizia,
Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei
tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei
mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei
custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei
refrigerio.
Tu sei la nostra speranza,
Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra
dolcezza,
Tu sei la nostra vita
eterna,
grande e ammirabile
Signore,
Dio onnipotente,
misericordioso Salvatore.
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Per Amor
dell’Amor mio – Veglia di Preghiera |
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preparata
dalla Commissione
Nazionale per
la Preghiera e liturgia |
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| Di
seguito trovate alcuni momenti di preghiera e suggerimenti a
cura della commissione provinciale liturgia |
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Adorazione Eucaristica
Festa provinciale Gifra
Circello 02-06-2008 |
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